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Il 29 ottobre alla Festa di Roma Auditorium un incontro organizzato dalla Writers Guild allo spazio della Film Commission, nel contesto della Festa del Cinema di Roma, dal titolo: "Gli autori e la nuova Cinecittà". Grazie alla nuova legge cinema e con l'acquisizione di Cinecittà Studios, l'Istituto Luce si presenta ora agli autori cuore del futuro dell'audiovisivo. Si parla dunque di come stanno cambiando o cambieranno le cose, nell'ottica di una auspicata sinergia tra categorie e istituzioni. Al centro dell’incontro Roberto Cicutto, presidente e ad di Istituto Luce – Cinecittà, ha risposto alle domande di Massimo Martella (Writers Guild), Francesco Martinotti (Presidente ANAC)  e Luca Scivoletto (direttivo 100autori).

“Sono stati convertiti dei piani iniziali di sviluppo delle cubature nella costruzione di due teatri di posa più grandi di quelli esistenti, per un investimento di circa 12 milioni di euro – spiega Cicutto – L’operazione ha senso nel quadro della nuova legge se Cinecittà viene vista come strumento di sviluppo e di guadagno di tutto il sistema dell’audiovisivo. Non può essere vista come un posto dove si va solo per ottenere i servizi al minor costo possibile, ovvero un erogatore. E’ un polo di sviluppo di tutto il comparto, ricordiamoci anche che è a Roma, nel Lazio, vogliamo un hub da quale partire per invitare anche produzioni straniere interessate alle location, anche in collaborazione con le Film Commission. Naturalmente senza tradire la mission di sostegno di tutti i film ‘difficili’ o le opere prime e seconde che troveranno comunque a Cinecittà condizioni di assoluto favore. La legge fornisce dei soldi, possono essere usati bene o male. L’utilizzo giusto è non solo ‘dammi i soldi che faccio un film’ ma tentare di sviluppare tutto il comparto. Rispetto ai teatri di posa ci siamo basati sul modello internazionale e soprattutto sulle esigenze di produzione televisiva che oggi sono una risorsa. Oggi i player investono moltissimo nei territori. Dunque ben venga la tv. Abbiamo parlato innanzitutto con i produttori, non per trascurare gli autori ma per capire che programma c’era in termini di produzioni da qui al prossimo triennio per poter pianificare al meglio la produzione”.

Circa lo spazio che avranno gli autori nel nuovo asset: “Non ci limiteremo a dare loro delle stanze – dice ancora Cicutto – ci aspettiamo chiaramente che man mano arrivino sempre più richieste, come in una catena di Sant’Antonio. Saremo anche un museo del cinema e dell’audiovisivo con laboratorio permanente, dobbiamo raccontare il mestiere, e pensiamo che debba essere aperto a tutte le discipline, un luogo dove ci si incontri anche a livello internazionale. Pensiamo di riadattare anche spazi nella vecchia sede del Luce per poter creare incontri e scambi. Vogliamo lavorare con autori di qualsiasi espressione siano portatori per collegarli internazionalmente e immaginando presenza di contenuti, tradizione e capacità artigianale proiettata sul domani. Non ci faremo commissariare ma i contenuti li darà chi è di competenza, noi daremo le infrastrutture. Sta partendo la ristrutturazione di tutta la parte attualmente inutilizzata. Dove si diceva si dovesse costruire l’albergo, usando il piano delle cubature inizialmente nato per realizzare una multisala. Ai produttori ho spiegato che grazie al lavoro degli Autori, più vengono a lavorare da noi e meglio sarà, e prima diventeremo autonomi. Non voglio bussare alla porta di nessuno né chiedere alle tasche degli italiani per le attività industriali. Il bilancio ha due colonne: la parte coperta da contributo pubblico deve andare a pareggio ed essere la base di tutto ciò che il Luce fa per mission, archivio, digitalizzazione, promozione del cinema classico, produzione documentaristica, distribuzione di opere prime e seconde. Poi c’è la parte industriale, che naturalmente all’inizio andrà in perdita. Questa parte si deve autofinanziare. Il tutto con le sue difficoltà: Cinecittà non era mai stata accatastata e farlo ci è costato molto. Inoltre il progetto prevedeva inizialmente la Rai, cosa che per ora non è possibile, per varie ragioni, per cui per ora il piano abbiamo dovuto farlo senza. Quanto alla governance pensavamo di costruire un’altra società ma per la legge Madia una società pubblica non può avere partecipazioni, per cui tutta questa attività è diventata una delle attività del Luce, e la governance resta la stessa. Siamo con tre dirigenti e la scelta è stata di non istituire un direttore generale. Naturalmente ci sarà anche un tavolo con gli Autori. Non andremmo da nessuna parte senza i contenuti. Ognuno ha il suo spazio e il suo ruolo, tutti primi inter pares. I privati entrano come clienti, devono venire e farci fatturare. Per il resto faremo debiti con le banche a tasso agevolato".  

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